Il problema della finanziamento dei diritti dei collaboratori personali delle persone con disabilità gravi e delle indennità mensili per queste persone rappresenta, dal punto di vista giuridico e amministrativo, un trasferimento di competenze incompletamente verso le autorità locali.
Attualmente, secondo il quadro legislativo applicabile, queste spese sono coperte in proporzione fino al 90% delle somme suddivise in IVA; la differenza è sostenuta dai bilanci locali. In effetti, questa struttura di finanziamento genera una spesa aggiuntiva per le unità amministrative territoriali (UAT), soprattutto per le comunioni con risorse fiscali limitate.
Secondo il principio „la competenza segue la risorsa”, sancito dalla legislazione sulla finanza pubblica locale e dalla dottrina amministrativa, ogni attribuzione trasferita dal livello centrale all’amministrazione locale deve essere accompagnata dalla corresponsione della relativa finanziamento. In questo caso, il trasferimento delle competenze di gestione dei diritti delle persone con disabilità gravose alle UAT è stato effettuato senza la copertura integrale delle spese, il che è contrario a questo principio. In pratica, le amministrazioni comunali diventano responsabili dell’attuazione di una politica sociale nazionale, ma con risorse insufficienti.
Questa sottofinanziazione colpisce direttamente la capacità di sviluppo delle città e dei comuni. I fondi propri, che dovrebbero essere orientati verso investimenti in infrastrutture, istruzione o servizi pubblici, vengono utilizzati per coprire tali obblighi. In località con un gran numero di beneficiari, la situazione può portare a squilibri di bilancio e addirittura a un’impossibilità di attuare altri programmi locali.
La finanziamento dei diritti degli assistenti personali e delle indennità per le persone con disabilità gravi rappresenta un obbligo derivato da una politica sociale nazionale. Naturalmente, i costi connessi dovrebbero essere integralmente sostenuti dal bilancio statale, in conformità al principio „la risorsa segue la competenza”.
Il mantenimento della formula attuale, in base alla quale una parte della spesa viene trasferita ai bilanci locali, compromette l’autonomia finanziaria delle UAT e viola il principio di proporzionalità, esponendo le amministrazioni locali a squilibri di bilancio. La soluzione giuridicamente corretta rimane o la finanziamento totale a livello centrale, oppure l’istituzione di un meccanismo di compensazione proporzionale al numero effettivo dei beneficiari di ogni UAT.
In questo contesto, è stata inoltre prevista la possibilità che la gestione dell’intera problematica venga affidata a un’unica istituzione subordinata al Ministero del Lavoro, in qualità di ordinatore principale dei crediti, con un bilancio e meccanismi dedicati. Un’approccio di questo tipo potrebbe garantire uniformità e efficienza nell’allocazione dei fondi, tuttavia occorre tenere presente che tale istituzione dovrebbe essere dotata non solo del bilancio adeguato, ma anche di personale sufficiente per affrontare la responsabilità amministrativa. Oggi le attribuzioni sono gestite, a livello di ciascun UAT, da almeno una persona, il che solleva la questione dell’effettiva presa in carico delle risorse umane con il trasferimento delle competenze.




